Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
Reven salì i gradini della scaletta con passo deciso, ma il cuore le batteva ancora come se avesse corso per un'ora. Il ponte era già animato dall'attività dell'alba: Jared stava controllando le scotte della vela maestra, Loris passava straccio sul corrimano con la solita faccia da funerale, Jael contava le barili d'acqua dolce borbottando numeri, e il cuoco stava accendendo il fornello della cambusa con un fiammifero che sembrava l'ultimo della scatola.
Tutti alzarono lo sguardo quando la videro comparire dalla tesa della cabina.
Vide le facce cambiare in sequenza: prima curiosità, poi preoccupazione quando notarono la sua espressione tesa, infine un misto di allarme e attesa quando si fermò al centro del ponte e posò la mappa arrotolata sul tavolo da carteggio con un tonfo secco.
«Riunitevi tutti» disse, la voce più ferma di quanto si sentisse. «Subito. C'è una cosa che dovete vedere... e sentire.»
Jared fu il primo ad avvicinarsi, asciugandosi le mani sui pantaloni.
«Capitano? Tutto bene? Sembri aver visto un fantasma.»
«Peggio» rispose Reven. «Ho visto una mappa che parla.»
Un silenzio compatto calò sul ponte, rotto solo dal leggero sciabordio delle onde contro lo scafo.
Loris smise di strofinare il corrimano.
«Parla?» ripeté, come se stesse assaggiando la parola per vedere se aveva sapore.
Reven annuì una volta sola.
«Srotolatela. E state zitti per un momento.»
Jael e il cuoco si avvicinarono per ultimi, formando un cerchio irregolare attorno al tavolo. Draymor era già lì, arrivato silenzioso come al solito, le braccia incrociate e lo sguardo fisso sulla figlia. Finn e Mara si misero ai lati di Reven, quasi a farle da scorta.
Reven srotolò la pergamena con movimenti lenti, quasi cerimoniosi. Appena il cerchio centrale fu completamente visibile, la luce ambrata riapparve, tenue ma inequivocabile, pulsando piano come un battito cardiaco lento.
La ciurma trattenne il fiato collettivamente.
Poi arrivò la voce, bassa, maschile, con quella nota di sarcasmo ormai familiare.
«Oh, che bello. Una riunione di famiglia. Avete portato anche il tizio con il mestolo? Complimenti, completezza.»
Il cuoco sobbalzò così forte che il mestolo gli cadde di mano e rotolò sul ponte con un clang metallico.
Jared spalancò la bocca.
«È... è vera.»
La mappa emise un piccolo sbuffo divertito.
«No, è un'allucinazione collettiva. Bravi, avete tutti la stessa malattia. Ora calmatevi, non sono un demone marino. Solo una pergamena con un pessimo carattere e troppa memoria.»
Loris fece un passo indietro, la mano istintivamente sulla daga alla cintura.
«Questa roba è stregoneria» mormorò, gli occhi stretti a fessura.
«Stregoneria, cartomanzia, residuo di un'antica magia cartacea... chiamala come ti pare, amico» ribatté la voce. «Io sono qui. E sto cercando di non farvi morire tutti per stupidità nautica. Un minimo di gratitudine non guasterebbe.»
Mara, che fino a quel momento era rimasta immobile, si chinò in avanti, studiando la pergamena con lo stesso sguardo che riservava a un coltello appena affilato.
«Puoi dirci dove stiamo andando?» chiese, diretta come sempre.
«Posso dirvi dove state andando se continuate a seguire l'ago come pecore» rispose la mappa. «Ma posso anche dirvi dove andrete a sbattere se non ascoltate. Dipende da quanto siete testardi oggi.»
Jael, il nostromo, incrociò le braccia massicce.
«E perché dovremmo fidarci di una pergamena che ci insulta?»
«Perché l'alternativa è andare alla cieca» intervenne Draymor, la voce calma ma tagliente. «E l'ultima volta che abbiamo ignorato un avvertimento siamo finiti in una caverna piena di trappole. Questa volta l'avvertimento parla. Tanto vale ascoltarla.»
La mappa pulsò di luce, come se apprezzasse il supporto.
«Finalmente uno con un briciolo di sale in zucca. Grazie, vecchio. Tu mi piaci.»
Reven si voltò verso la ciurma, lo sguardo che passava da uno all'altro.
«Non vi sto chiedendo di crederci sulla parola. Vi sto chiedendo di guardare e ascoltare. Se dopo cinque minuti decidete che è una follia, buttiamo la mappa in mare e torniamo a navigare come prima. Ma datemi cinque minuti.»
Silenzio.
Poi Jared scrollò le spalle, con il suo solito sorriso storto che nascondeva il nervosismo.
«Cinque minuti per parlare con una mappa parlante? Non è la cosa più strana che abbiamo fatto questa settimana.»
Uno a uno annuirono. Loris con gli occhi sgranati, Jael con un grugnito, Mara con un cenno secco del capo.
Reven si rivolse di nuovo alla pergamena.
«Parla. Dimmi cosa vedi.»
La luce ambrata si fece più intensa, e la voce riprese, stavolta un po' meno sarcastica, ma sempre con quel filo di ironia tagliente.
«Vedo una rotta che curva verso nord-ovest, ma non è una curva gentile. È una spirale che si stringe. Qualcosa vi sta chiamando... o vi sta attirando. E no, non è un tesoro con l'ennesima porta da aprire. È qualcosa di vivo. Qualcosa che respira come me, ma molto più grande. Se continuate dritti così, lo incontrerete tra tre giorni, forse quattro. Se virate troppo presto o troppo tardi... beh, diciamo che non vi piacerà il benvenuto.»
La ciurma si scambiò sguardi.
Jared deglutì.
«Qualcosa di vivo... tipo l'isola creatura?»
«Più grande» rispose la mappa, secca. «E molto meno amichevole. Pensate a un polpo grande quanto un atollo... che non ha otto braccia, ma ottocento tentacoli di nebbia e rimpianto. Simpatico, no?»
Un brivido collettivo percorse il gruppo.
Draymor posò una mano sulla spalla di Reven.
«Allora seguiamo la rotta... ma con gli occhi aperti. E tu» disse, rivolgendosi alla mappa «continua a parlare. Insultaci pure, se serve a tenerci vivi.»
La mappa pulsò una volta, soddisfatta.
«Affare fatto, vecchio. Ma se finite in fondo al mare per colpa vostra, non dite che non vi avevo avvertito. Con tanto amore, ovviamente.»
Reven arrotolò piano la mappa, ma non del tutto: lasciò visibile il cerchio centrale, con la sua luce ambrata che continuava a pulsare piano, come un faro sarcastico in miniatura.
La ciurma si disperse lentamente, ognuno tornando al proprio compito.
La Treasure navigava verso una spirale che si stringeva.
E per la prima volta da quando avevano lasciato la caverna, n
on erano più soli a decidere la rotta.
C'era una mappa che li insultava.
E, a modo suo, li stava guidando.